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Asilo Infantile Demedici (Sec. XVII)

a cura di Maria Rosa Marsilio

immagine ingrandita Asilo De Medici - Vista (apre in nuova finestra) L'istituzione dell'Asilo Infantile De Medici, tuttora attivo nel contesto sociale cittadino, è molto conosciuta dagli abitanti e da coloro che ne usufruirono in veste di bambini in anni passati.
E' stata anche oggetto di numerosi studi scientifici per il carattere esemplificativo dell'architettura dell'edificio che la esprime fra cui si cita, per la completezza di dati e l'abbondanza di immagini progettuali che contiene, quello di Franco Bordino Un'architettura antonelliana a Bellinzago Novarese: l'Asilo Infantile "De Medici", edito a Novara, nel 1991.
A questo testo si rimanda anche chi volesse approfondire la tematica oggetto della presente scheda.
Le vicende dell'istituzione benefica iniziarono quando, nel 1859, l'avvocato Gabriele De Medici concesse il suo patrimonio per la fondazione dell'Asilo, ponendo Bellinzago in primo piano nel contesto sociale dell'epoca. Le fondazioni benefiche di questo tipo, infatti, portarono alla nascita e alla formazione di una scuola di pensiero che aveva per oggetto la crescita prescolastica del fanciullo, da non intendersi più, come in precedenza, solo come ricoveri per infanzia abbandonata, ma come vere e proprie strutture in grado di fornire ai bambini un primario grado di assistenza educativa, rapportate ovviamente ai canoni sociali dell'epoca trattata.
immagine ingrandita Asilo De Medici - Facciata (apre in nuova finestra) Fu in tale contesto che, in data 2 maggio 1859, l'avvocato De Medici legò il suo patrimonio alla cittadina di Bellinzago, per la costruzione, il finanziamento e il mantenimento di un asilo, la cui creazione "vi produrrà maggior bene che sia in potere mio fargli, attesa specialmente la condizione agricola della maggior parte degli abitanti".
Egli era nato a Bellinzago il 9 ottobre 1797, ultimo di una lunga serie di validi cittadini votati alla professione notarile, attestati sin dal 1623 negli albi notarili di Novara e Trecate.
Gabriele De Medici trascorse parte della fanciullezza in Bellinzago, trasferendosi a Novara per proseguire gli studi e seguire il padre nominato segretario di questa città. Dalle sue nozze con donna Marietta d'Adda non nacquero figli e la coppia prese dimora a Borgo Ticino e Novara dove, grazie ad una brillante carriera, l'avvocato divenne consigliere comunale e nel 1853 sindaco della città.
L'avvocato De Medici morì il 12 luglio 1859 a Borgo Ticino, raccomandando ai presenti i suoi tre amori della vita terrena: la moglie, la sorella e l'asilo; quest'ultimo veniva nominato erede universale delle sue sostanze.
immagine ingrandita Asilo De Medici - Particolare Scala (apre in nuova finestra) Nel 1860 la salma venne traslata in forma solenne in Bellinzago per onorarla con degna sepoltura.
Il testamento del 1859 stabiliva l'usufrutto delle sostanze alla moglie e alla sorella del De Medici, per cui si dovette attendere fino al 1872 per dare inizio al termine prestabilito per l'apertura dell'Asilo.
In quell'anno, il 28 maggio, scomparve dopo la sorella anche donna Marietta d'Adda, l'amatissima moglie e le disposizioni stabilivano il doversi costruire e predisporre l'Asilo entro quattro anni dalla data della cessazione di tale usufrutto.
Gli anni intercorsi tra queste due date, 1859 e 1872, non trascorsero infruttuosi: si era già provveduto alla nomina dei curatori, alla stesura dell'inventario dei beni della successione, al riconoscimento della fondazione eretta ad Ente, all'accettazione dell'eredità da parte dell'amministrazione, insomma a tutte quelle pratiche burocratiche che potessero, una volta giunti alla fatidica scadenza dei quattro anni, accelerare al massimo i tempi pratici di realizzazione.
Si era altresì provveduto all'acquisto dell'area necessaria, rispondente alle condizioni del testamento. Il 2 luglio 1873 veniva concordata la vendita di un fondo a levante della casa parrocchiale, acquisto consigliato anche dall'Antonelli, l'ormai conosciuto architetto, che fu altresì incaricato dei progetti di costruzione.
immagine ingrandita Asilo De Medici - Reticolo con Scanzione Tripla (apre in nuova finestra) Egli in quest'opera della maturità (aveva allora 75 anni) profuse un impegno forse ancora maggiore che nell'ideazione di altre celebri architetture (la mole Antonelliana, la cupola di San Gaudenzio di Novara, il santuario di Boca, nonché la chiesa Parrocchiale di Bellinzago, iniziata nel 1837).
I preventivi fatti dagli esecutori testamentari prevedevano una spesa di costruzione di L. 40.000 onde consentire, col restante patrimonio, il mantenimento delle spese 'vive' dell'esercizio. Ma già l'Antonelli con il suo progetto superava tale cifra (L. 44.780,79) e di conseguenza le gare d'appalto andarono deserte. Si ricorse quindi ad un mutuo del Comune per una cifra di L 25.000 e finalmente i tanto sospirati lavori poterono iniziare, affidati alla ditta Tosi di Oleggio per il fabbricato e alla Zanetti di Novara per i lavori di falegnameria.
Pur con le consuete difficoltà d'impresa (l'Antonelli contestò il direttore dei lavori), grazie anche alla generosa popolazione di Bellinzago che si prodigò per il trasporto dei materiali, si procedette celermente nelle varie fasi di costruzione, che l'Antonelli seguiva personalmente e costantemente con continue note, memorie e suggerimenti. Lo stesso progetto, particolareggiato e più volte migliorato, non venne nemmeno fatto pagare dall'Antonelli, a dimostrazione del suo reale affetto oltre che interesse tecnico per questa struttura che potremmo definire il suo 'testamento' architettonico.
Il 28 maggio 1876 si inaugurò con grande solennità l'Asilo Infantile De Medici.
immagine ingrandita Asilo De Medici - Corridoio Longitudinale (apre in nuova finestra) Non è certamente semplice descrivere ciò che l'Antonelli, con il suo indubbio ingegno, progettò e seguì personalmente per molti anni.
L'Antonelli trovò in Bellinzago terreno fertile, e non solo metaforicamente, per sviluppare nel lungo corso degli anni le sue sperimentazioni e le sue conclusioni di ordine tecnico e progettistico. Egli operò nel paese dal 1837 sino al 1888, data del suo ultimo progetto con un'ipotesi complessivamente definitiva per i suoi lavori precedenti.
La prima data, riferita al periodo giovanile si identifica con la progettazione per la ristrutturazione e l'ampliamento della chiesa di San Clemente.
Seguì un periodo di circa dieci anni, in cui vennero elaborati i progetti per la sistemazione degli edifici ecclesiastici annessi alla chiesa, riferibili ad una maturità artistica e personale dell'architetto.
L'ultimo progetto, dell'Asilo appunto, è da intendersi quindi come il coronamento di tutto il percorso costruttivo dell'autore, che trovò proprio in Bellinzago, la condizione a lui congeniale per operare ai massimi livelli.
Il fermento sociale ed economico che seguirono alla Rivoluzione Francese, portarono alla ricerca e attuazione di nuovi spazi comuni, con finalità proprie e sociali che consentissero alle autorità cittadine ed ecclesiastiche un avvicinamento alla classe emergente della borghesia, ormai avviata sulla strada dell'espansione civile e industriale.
Fu quindi una rinascita territoriale che egli inizialmente propose e poi attuò, affiancando singole unità architettoniche in una stessa area compositiva, a formare un nucleo sociale comune.
immagine ingrandita Asilo De Medici - Crociera al Pian Terreno (apre in nuova finestra) Il fulcro della vita cittadina, sino allora identificabile verso la zona di Sant'Anna, trovò così possibilità di ampliamento, di continua evoluzione e soprattutto offrì alla comunità la possibilità di uscire dall'isolamento costruttivo, che sino allora aveva seguito le linee già tracciate nel corso d'un lungo Medioevo.
L'edificio sembra volersi animare di una propria connotazione fisica, porgendosi agli occhi attenti d'un visitatore nelle forme semplici ma studiate che ne caratterizzano le linee pulite e sobrie. Le colonne non sono più appesantite da decorazioni, ma si offrono spoglie alla loro primaria funzione di sostegno, senza per questo perdere la dignità costruttiva di elemento portante. Dalla crociera centrale, da cui si dipartono percorsi polifunzionali (corridoio, refettorio, ricreazione) il rettangolo spazia negli elementi propri dell'Asilo, le aule e i locali di servizio, posti negli spazi angolari. Il piano superiore segue un lato della costruzione e ospita gli alloggi del personale, con cappella al centro, culminando in un'altra crociera, più piccola, che si eleva oltre il livello del tetto.
L'articolazione generale degli spazi alleggerisce con luce e aria l'edificio, affiancando alla struttura compositiva propria antonelliana (sostegni verticali a reggere volte ribassata e separati da muri di tamponamento), un'apertura continua di spazi visivi, finestre, lucernari, che consentono oltretutto un controllo costante dei bambini, anche dai piani superiori.
immagine ingrandita Asilo De Medici - Proiezione Asilo (apre in nuova finestra) Ogni spazio funzionale trova nell'edificio possibilità di attuazione: tutto è stato seguito e ideato per un funzionamento razionale e organico, amalgamando nello stesso prospetto generale le singole esigenze strutturali. Lo scalone interno (particolare ai più sfuggito: le alzate dei gradini diminuiscono progressivamente di altezza, per non affaticare eccessivamente durante la salita), collega verticalmente gli spazi, vivendo un'angolazione un po' appartata, non più al centro dell'attenzione visiva, ma soggetto discreto ed elegante che non deve turbare l'equilibrio prospettico della crociera centrale.
In oltre cento anni vari interventi hanno modificato l'assetto e l'aspetto della struttura, non contaminando però le linee principali, che si mostrano tuttora libere da condizionamenti imposti giustamente dalle moderne esigenze di lavoro nell'edificio.
La nuova struttura del refettorio, inaugurata nel corso del 1994, non è stata progettata per continuare la prospettiva ottocentesca, ma si è affiancata all'edificio antonelliano con le proprie linee moderne e razionali, evidenziando un riuscito connubio di culture di epoche diverse.


La Vita quotidiana dell'Asilo dall'inizio del novecento alla seconda Guerra Mondiale

a cura di Maria Rosa Marsilio

Dall'inizio del secolo sino agli anni Ottanta, (in cui si è giunti ad affiancare personale laico all'interno della struttura) le suore, in numero di sei o sette, si occupavano di tutta la struttura dell'Asilo: oltre all'insegnamento e alla cura dei bimbi erano quotidianamente impegnate in innumerevoli attività; cucinavano, servivano i pasti, curavano l'orto e il giardino, tenevano la documentazione (oggi si direbbe la contabilità) dell'Asilo.
Intorno ad esse ruotavano tutta una serie di iniziative "sociali": le suore insegnavano gratuitamente il cucito, il ricamo e il rammendo alle ragazze del paese fornendo così a queste ultime un'opportunità per imparare il mestiere o anche solo per ricamarsi il corredo.
Le suore si occupavano della biancheria della Chiesa, insegnavano musica e curavano le ragazze dell'oratorio.
E' possibile provare ad immaginare la vita delle suore nei primi anni del nostro secolo: suor Irene (che con suor Diomira festeggiò i cinquanta anni di permanenza in Bellinzago) raccontava che si alzava tutte le notti per attizzare le braci della cucina che funzionava quasi come un forno a ciclo continuo.
La cucina dell'epoca (situata a destra dell'entrata, dove ora sono i locali delle suore) funzionava a carbone e data la sua enorme struttura avrebbe richiesto troppo tempo per l'accensione quotidiana. Venivano così sempre lasciate le braci accese e le suore caricavano la stufa a mezzanotte, alle tre del mattino sino alla cinque quando veniva fatto il carico maggiore del carbone.
Le suore si alzavano prestissimo: d'inverno ascoltavano la messa alla cinque e trenta e d'estate addirittura alle quattro e trenta del mattino. Anche le suore, in quegli anni, portavano come calzature gli zoccoli, riservando le scarpe al lusso domenicale. I pasti delle religiose si limitavano ad uno al giorno e alla Domenica avevano la singolare fortuna di potersi dividere una mela in quattro o cinque consorelle.
Le mamme non entravano nella scuola ma lasciavano i figli all'altezza della portineria (vicino all'ingresso vecchio). I piccoli, educatamente, salutavano al loro ingresso la madre superiora per dirigersi ognuno nelle classi. Non vi era ovviamente un'attività didattica, ma giocavano nei corridoi o nel giardino a seconda delle stagioni. Vi era comunque più soggezione da parte dei piccoli verso le insegnanti, retaggio della cultura contadina, dove in famiglia il padre o il nonno abituavano i più piccini all'obbedienza e al rispetto dell'autorità.
Il pasto veniva consumato in piedi. Ai bambini veniva servita una minestra e da casa si portavano il secondo consistente il più delle volte in un tozzo di pane o nei casi più fortunati di frutta (magari un po' avvizzita).
Non vi erano giochi e le classi erano strutturate come alle elementari (con l'insegnante in cattedra e gli alunni disposti in file).
Le prime stufe, le "parigine", comparvero intorno agli anni Venti, una per classe e una nel laboratorio di cucito delle suore. Le uniche a soffrire il freddo erano proprio queste ultime, perché sino alle ultime ristrutturazioni ai piani superiori non vi era impianto di riscaldamento. I bambini presero l'abitudine, ogni mattina, di raccogliere ognuno un pezzo di legna dalla catasta in cortile per portarlo in cantina, onde consentire alle suore di avere sempre la scorta a portata di mano.
Nel corso della Seconda Guerra Mondiale, dopo l'8 settembre, il paese fu occupato dai tedeschi. Essi requisirono la struttura della scuola materna e delle scuole elementari: nella prima vi erano le famigerate SS mentre alle elementari si acquartierarono le truppe della Wehrmacht. Non crearono fortunatamente problemi alle strutture ma solo alle religiose, che si trovarono senza un tetto e furono alternativamente ospitate nei locali parrocchiali o da famiglie del paese.
Nella scuola materna vennero ospitate anche due sezioni delle scuole elementari, che per anni furono itineranti in varie strutture del paese sino alla loro collocazione definitiva (e attuale).
Era certamente tutto un altro mondo, molto povero, almeno sino al dopoguerra. Ma venne vissuto sempre con l'aiuto e l'appoggio delle Suore di Sant'Anna che anche in tali drammatici frangenti si prodigarono sempre per offrire un aiuto concreto ai bambini e alle loro famiglie.
Sentire narrare dalla viva voce dei protagonisti questi aneddoti sconosciuti è commuovente ed è d'obbligo ringraziare coloro che hanno permesso, con i loro ricordi e la loro testimonianza, di offrire lo spaccato di un mondo ormai scomparso.
L'autrice ringrazia i signori Giuseppe Miglio, Donato Bagnati, Aurelio Prandi, la Direzione e le suore, don Piero Gambaro, per le informazioni fornite, utilizzate per la realizzazione di questo testo.


Tratto da:
"Percorsi, Storia e Documenti Artistici del Novarese - Volume 14 Bellinzago Novarese"
Provincia di Novara 1998.

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