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Il comune di Bellinzago Novarese appartiene a: Regione Piemonte - Provincia di Novara

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Personaggi

Giovanni Antonio Bovio

Teologo e Vescovo Giovanni Antonio Bovio, carmelitano, teologo e Vescovo di Molfetta, vissuto tra il secolo XVI e XVII, nacque a Bellinzago. Suo maggiore biografo è Stefano Possanzini, il quale nel 1970 pubblicò il volume Giovanni Antonio Bovio Carmelitano (Roma Institutum Carmelitanum). Lorenzo Apostolo scrive che, anche prima del 1900, persone con le quali egli ha parlato ricordavano l'edificio che a Bellinzago veniva indicato come la sua casa natale ("nella casa ora abitata dalla famiglia del farmacista Apostolo"); su di un muro, che in seguito fu abbattuto, vi era dipinto lo stemma di mons. Bovio con la scritta: "Joannes Antonius Bovius, Episcopus Melphitensis, Gaudentii nepos". La casa è all'attuale n. 11 di Via Matteotti. Nei registri dei battezzati della parrocchia di Bellinzago, consultati da Lorenzo Apostolo, si trova notato, all'anno 1566: "Antonius filius Baptistae De Bovo", battezzato il 13 maggio (padrino Bernardino Gavinelli); con molta probabilità si tratta del nostro, poiché concorda con il nome del padre. "De Bovo", così erano chiamati in principio i Bovio. La sua famiglia pare fosse quella soprannominata dei "Rossoti". Giovanni Antonio fu avviato ben presto agli studi classici ed entrò, in giovane età, nell'Ordine dei Carmelitani. Dice il Mazzucchelli che venne aggregato nella figliuolanza del Carmine di Milano, dove fece la solenne professione il 26 giugno 1589. Insegnò negli "Studia generalia" dell'Ordine e fu reggente a Milano, a Napoli ed infine, per molti anni, a Roma nello Studium" annesso al convento di Traspontina. Nel 1592 insegnava filosofia nell'Università di Pavia. A Roma fu lettore di Metafisica alla Sapienza. In quell'archiginnasio vi tenne la cattedra per otto anni; la lasciò soltanto per trasferirsi a Molfetta, quando fu eletto Vescovo di quella città. Fu predicatore eccellente. Nel capitolo generale dell'Ordine, celebrato a Cremona nel giugno del 1593, ebbe l'incarico di tenere l'orazione di apertura. Predicò per vari anni nella Cappella Pontificia. Resosi vacante l'ufficio di Provinciale d'Inghilterra, il vicario generale dell'Ordine chiamò a reggerlo il P. Giovanni Antonio Bovio. Egli fu pure in Roma Consultore della Congregazione dell'Indice. Ebbe un ruolo di primo piano nella Congregazione De auxiliis e nella contesa tra la Santa Sede e Venezia. Nelle animate discussioni sulla dottrina di Molina difese l'opportunità di non pronunziare alcuna condanna, né contro i Domenicani né contro i Gesuiti, perchè non apparissero fratture tra i teologi cattolici, con grave scapito della dottrina teologica e col pericolo che i Protestanti si avvalessero di una condanna per propagare più agevolmente i loro errori. Nella contesa con Venezia, sebbene prenda decisamente le parti del Papa, tuttavia non inveisce contro la Serenissima e i suoi difensori. Suo intento è di mettere in luce la vera dottrina e di attirare ad essa gli erranti più con la convinzione che con la violenza. Perciò si preoccupa di documentare le ragioni con numerose prove e di usare un linguaggio caritatevole e persuasivo; qualità che gli sono state riconosciute quasi unanimemente anche dagli avversari. Lo zelo e la dottrina lo resero caro al Papa Paolo V che, per i suoi meriti, lo promosse Vescovo di Molfetta il 29 gennaio 1607. Fu consacrato l'11 o il 17 febbraio (il giorno è incerto) dello stesso anno; la cerimonia avvvenne nella chiesa della Traspontina, e consacrante fu il cardinale Pinelli. Per causa però di turbolenze politiche, mons. Bovio giunse in diocesi nel febbraio del 1608. Appena giunto aprì la Visita locale, reale e personale, procurando di conoscere in tutti i minuti particolari lo stato della sua Chiesa. Incominciò dalla riforma del clero; il 29 giugno emanò l'editto De vita et honestate clericorum. Il 30 marzo 1609 aprì il Sinodo diocesano, per portare ai mali, che aveva osservati, i rimedi opportuni. Più tardi, nel giugno del 1613, terrà una seconda Visita pastorale. Anche questa volta ispezionerà tutta la diocesi, rifacendo l'itinerario compiuto nel 1608. Sul finire del 1618, mentre si disponeva per la Visita "ad limina", fu pregato dal clero e dal popolo di rimanere in sede a causa del pericolo di guerra che incombeva: tutti speravano che, con la sua presenza, avrebbe alleviato i disagi inevitabili. Ma finalmente nel maggio del 1620 potè recarsi a Roma per la Visita "ad limina". Per opera di Mons. Bovio sorse in Molfetta la confraternita dell'Immacolata Concezione. Ma le sue cure particolari andarono per il santuario di Maria SS.ma dei Martiri, tanto caro ai molfettesi. A sue spese fece costruire una magnifica nicchia, a forma di tempietto, ornata di scelti marmi, in luogo della precedente. Con questa nuova decorazione volle che il quadro della Madonna dei Martiri fosse collocato in venerazione sull'altare maggiore. Le incursioni dei pirati erano troppo frequenti sulla spiaggia di Molfetta; il 19 agosto 1620 mons. Bovio, con il Capitolo, decide di mandare al monastero delle Vergini di Bitonto il quadro della Madonna dei Martiri per il timore che i Turchi, i quali avevano abbattuto il castello di Manfredonia, venissero ad assalire il santuario. Scrisse anche la Breve historia della chiesa mariana di Molfetta. Il libro fu pubblicato dopo la sua morte. Il padre di lui, Giovanni Battista, che aveva seguito a Molfetta il figlio Vescovo, costruì nell'anno 1616 in quella città la chiesa di Santa Maria di Loreto; sul portale di essa mons. Bovio fece porre l'arma gentilizia della sua famiglia ed un'iscrizione latina in ricordo. Il beneficiato di questa chiesa era tenuto a celebrare la Messa ogni sabato, e per di più aveva espresso obbligo di tenere sempre una secchia pendente al lato della cisterna per dare pronto ristoro ai viandanti. Giovanni Antonio Bovio morì a Molfetta il 12 agosto 1622. Le Conclusioni Capitolari accertano che: "a di 12 agosto 1622 morì monsignor Bovio, il quale alle ore 22 fu sepolto nella Chiesa di S. Maria dei Martiri, nella cappella della Pietà". Contro questa notizia stanno vari autori i quali affermano che le spoglie mortali di mons. Bovio furono inumate nella chiesa cattedrale. Scrive Francesco Samarelli, Canonico Primicerio di Molfetta: "... Anche la Santa Visita di Sarnelli, a p. 58, indica l'esistenza della tomba di Bovio nel vecchio Duomo. Noi riteniamo che, siccome il Capitolo, il 23 maggio 1623, discusse su diversi legati di monsignor Bovio e conchiuse che si facesse la - chianca - al sepolcro, era avvenuto il passaggio del cadavere dalla Madonna dei Martiri nella Cattedrale di Maria Assunta in Cielo, dove veramente, innanzi all'altare maggiore, si trova la tomba del Bovio". Il Municipio di Bellinzago gli ha dedicato una strada; è la via delle scuole elementari che reca in Via Bornago.