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Il comune di Bellinzago Novarese appartiene a: Regione Piemonte - Provincia di Novara

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Storia

Il Medioevo

Dal periodo che intercorre tra la caduta dell'Impero Romano alle invasioni barbariche, non si hanno notizie certe e documentate per quanto riguarda la vita e l'evoluzione degli abitanti di Bellinzago, Cavagliano e Dulzago. Sono noti soltanto, in attesa di studi più approfonditi, gli eventi che in questi secoli hanno caratterizzato le terre novaresi. I punti storici principali sono individuabili nei seguenti momenti:
  1. 489 d.C. tutto il territorio novarese fu conquistato dai Goti di Teodorico.
  2. 568 d.C. Alboino invase la pianura Padana (alcuni studiosi collocano l'incastellamento di molti villaggi in questo periodo).
  3. Con la morte di Carlo Magno (814) il suo grande impero cadde in rovina. Sotto il dominio dei Carolingi il Novarese fu diviso in cinque contadi: il contado di Bulgaria, quello di Pombia, di Stazzona, dell'Ossola e, più tardi, quello di Lomello.
  4. In eta' tardo carolingia il "vicus" (villaggio, insediamento) di Dulzago ebbe il suo massimo splendore in quanto ritenuto l'insediamento di maggior rilievo fra quelli collocati nel comprensorio tra Agogna e Ticino.
Come gran parte dei paesi del territorio novarese è a partire dal secolo XI che la storia trova riscontro in documenti. Bellinzago viene citato nel 1014, quando compare sotto il comitato di Pombia e nel 1025 in un diploma rilasciato dall'imperatore Corrado II. Dopo queste date la storia trova documentazioni sempre più consistenti. Anche nel Novarese il clima politico alle soglie della morte di Federico II (1250) era increspato dal dislivello di due fazioni opposte: la "pars (parte) Sanguigna", di famiglie guelfe (Brusati, Cavallazzi, Capra e Testa) e la "pars Rotunda" composta da famiglie ghibelline (Tornielli) che si contendevano il potere sulla città di Novara. Durante queste lotte, nel 1258, si verificò un episodio che vide il paese di Bellinzago fra i protagonisti. Infatti, in quell'anno, i ghibellini Tornielli, elessero come podestà di Novara il pavese Rocco da Strada, sapendo bene di contare sull'appoggio di cavalieri pavesi, piacentini e lodigiani per poter assoggettare l'agro novarese capeggiato da armate guelfe e mantenere il potere sulla città. I cavalieri ghibellini erano pronti per la conquista dell'agro ma non tennero conto della controffensiva partita dalla terra bellinzaghese: qui la fazione Sanguigna aveva perpetrato così gravi danni ai poveri Rotondi che determinarono per le armate guelfe una vera e propria sconfitta, una "rupta"(rovesciamento) che venne ricordata nella storia. Gli effetti di tale sconfitta rovesciarono il podestà che venne imprigionato; al suo posto le famiglie Brusati e Cavallazzi elessero un nuovo podestà: Ottorino Borri, milanese. Gran parte delle notizie su Bellinzago si riferiscono al 1347, anno a cui datano le "Consignationes", un importante documento ecclesiastico che riporta l'elenco, l'inventario dei possedimenti che tutti gli enti religiosi possedevano sul territorio: chiese, terre, edifici. Grazie a questo inventario si viene a conoscenza che nel territorio di Bellinzago era presente un castello e un abitato cinto da fortificazioni. Il "Comune Belenzagi" (Comune di Bellinzago), che probabilmente acquisì la propria fisionomia agli inizi del XII secolo, fece costruire una "fractam maiorem" (siepe di rovi e/o biancospini) e un fossato che difendeva l'abitato e la chiesa da visite indesiderate. Nella chiesa Parrocchiale di San Clemente era presente, oltre alle ricche suppellettili, un'invidiabile biblioteca liturgica con omeliario, antifonario, messali e un codice "Ussus" che conteneva l'uso liturgico della Chiesa novarese. Si viene a conoscenza dalla "Cronaca" di Pietro Azario che in quell'anno il paese fu decimato da una terribile epidemia di peste alla quale seguirono anni di guerre e di saccheggi. Nel 1360, come una parte dell'agro novarese, anche il castello al centro di Bellinzago venne raso al suolo dalle truppe di Galeazzo II Visconti. Il castello fu ricostruito nel 1397 grazie all'aiuto finanziario di Francesco Barbavara, famiglia a cui il duca di Milano Gian Galeazzo diede nel 1402, anno della sua morte, il paese in feudo. Nel 1466 feudatari del paese divennero i Del Mayno. Successivamente, nel XVI secolo, il castello superiore fu abitato dai Visconti di Aragona e nel XVIII passò ai Florio di Romagnano fino all'abbattimento dell'edificio per ordine dei Demarchi nell'anno 1822. Nei pressi del paese di Bellinzago Novarese si trovano la frazione di Cavagliano e l'insediamento di Dulzago, entrambi di antica datazione, il secondo oggi completamente scomparso e nominato in carte dell'892. Il primo centro viene citato nel 1151 in quanto in esso era edificato un castello che inglobava dei magazzini e una cappella dedicata a San Quirico. La località e il castello vennero confermati da Corrado III ai Conti di Biandrate nel 1140. Alla fine del secolo XIII e l'inizio del XIV, il dominio sui castelli di Cavagliano e Bellinzago passò dalla signoria dei Biandrate al dominio politico del Comune di Novara. In un manoscritto datato 24 maggio 1324 si citano due ricchi e potenti personaggi del Novarese: Paolo II Caccia e il figlio Paganino componenti della "pars Rotunda" che alloggiavano nel "castrum" di Cavagliano. Nel XIV secolo a Cavagliano era presente la parrocchiale "infra castrum" (dentro al castello), di San Quirico e nell'abitato rurale sottostante la chiesa di San Giulio. Un evento che sottolinea la potenza della famiglia Caccia - e quindi del castello di Cavagliano - in quegli anni lo si trova negli scritti dell'Azario. Lo storico segnala infatti che quando tutto l'agro novarese fu messo a ferro e fuoco dalle armate di Galeazzo II Visconti venne distrutto il castello di Bellinzago, ma l'abitato di Cavagliano, grazie al potere della famiglia Caccia, non fu toccato.

Il Medioevo: i Reperti Archeologici ed i Documenti Artistici

Dal territorio di Bellinzago del periodo romano sono pervenute soltanto due testimonianze: un sarcofago con iscrizione e i resti di una necropoli composta da sette tombe. Il sarcofago, sito nel cortile delle scuderie della Badia di Dulzago, utilizzato come abbeveratoio, da studi recenti compiuti sulle iscrizioni, è stato datato al II secolo d.C. Poco distante dalla citata località di Dulzago, a Cavagliano, in località "Crimea", sette sepolture a cremazione di epoca tardo romana con il relativo corredo funebre, sono state portate alla luce dal Gruppo Archeologico Varalpombiese agli inizi degli anni Settanta, testimonianze che si aggiungono a quelle trovate dall'Apostolo nel 1902-03. Fra i reperti ora collocati presso i Musei Civici di Novara, sezione archeologica, si citano l'urna biconica, assegnata al IX secolo a.C., le fibule in bronzo che datano fra il VI secolo e gli inizi del V a.C. e la placca di fibia di cintura, in lamina bronzea. Le ultime vestigia del castello di Bellinzago - che avrebbero potuto diventare una corposa testimonianza dell'età medievale - apparvero nel 1966 agli operai della ditta appaltatrice per gli scavi dell'acquedotto comunale. Questi 'archeologi improvvisati', scavando ad una profondità di 137 cm trovarono un muraglione largo 88 cm. Intorno al muraglione il terreno di riporto era caratterizzato da una quantità di ciottolame, mattoni e coppi, notevole. Tutto venne però ricoperto. Del passato medievale di Bellinzago rimangono oggi, perciò, due torrette che facevano parte delle mura del castello poste sulla collina a guardia della strada che conduce a Dulzago e ad Alzate. Si narra che siano state messe a protezione di uno spettrale cunicolo che serviva da collegamento con il castello di Cavagliano; si lasci comunque la verità posta nel cassetto della credenza popolare. Testimonianze più concrete si trovano invece presso la 'Badia' di Dulzago, per secoli sede di un'abbazia di proprietà ecclesiastica, i cui resti più antichi sono costituiti dalla chiesa di San Giulio, edificio romanico del XII secolo, ripreso nel XIII, che ancora conserva dipinti medievali e del XV secolo, visibili nonostante l'apparato decorativo barocco. A Cavagliano vi è la chiesa di San Quirico, già menzionata nelle "Consignationes" nel 1347. La descrizione dell'edificio compare nella relazione datata 1585, che conferma la sua natura di costruzione sacra, in stile romanico ad unica navata a cui era stato aggiunto il battistero all'ingresso, circondato da una recinzione lignea. Il sacerdote che abitava nella casa parrocchiale, attigua alla chiesa di San Quirico, don Ferrabino, aveva istituito la Scuola della Dottrina Cristiana. Questi insegnava ai giovani oltre allo studio della dottrina cristiana anche la lettura e la scrittura. Nel 1606 durante l'episcopato di Carlo Bascapè la chiesa di San Quirico venne completamente ricostruita non conservando nemmeno l'originario orientamento: la porta quadrata sulla facciata d'ingresso rivolta verso ovest era stata chiusa e il nuovo ingresso, spostato, era rivolto verso sud. Attualmente la chiesa ha una sola navata, tre altari di marmo e un battistero di età barocca e deve il suo apparato decorativo a G. De Giorgi che lo eseguì nel 1925. Nulla rimane delle antiche strutture della chiesa di San Vito di Cavagliano (indicata anche come intitolata al Santo Nome di Maria), collocata nel cimitero della frazione, il cui aspetto attuale è dovuto a trasformazioni o ampliamenti operati nel secolo XV, decorata da affreschi del XV e del XVI secolo.